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La prevenzione familiare per sharenting, oversharing e deepfake

  • Pubblicato da Alessia Valentini | 26/05/2025
di Alessia Valentini

 

Essere genitori non è mai semplice e fare i genitori lo è ancor meno, ma vale sempre la massima “attento a dove metti i tuoi piedi, perché tuo figlio seguirà i tuoi passi”.

Questa regola è ben comprensibile nel mondo analogico, in tutte le occasioni in cui il generico genitore si adopra per spiegare e far evitare errori alla prole, per guidare e supportare le scelte dei figli, suggerire e aiutare le loro decisioni, mostrando eventualmente anche come procedere, dando quindi il famoso esempio su cui la prole potrà avviare la propria personale esperienza.

Tuttavia, nell’ecosistema digitale non tutti i genitori sono immediatamente pronti e reattivi o anche preventivi, nella capacità di spiegare, guidare, suggerire e mostrare in pratica, sia per abilitare all’uso del digitale, sia per preparare ragazzi/e ai rischi e alle minacce che esistono negli ecosistemi digitali. Si tratta di ambienti che mutuano tutte le minacce del mondo analogico e che a volte, sembrano addirittura facilitare i criminali. Questa impreparazione di alcuni genitori deriva in parte dall’inesperienza agli ambienti digitali, in parte dal pensiero che possa bastare l’alfabetizzazione digitale scolastica e in ultimo perché alcuni genitori vedono nelle nuove generazioni, native digitali, una grande dimestichezza nell’uso e nella gestione di ogni strumento digitale (hardware e software) e pensano che basti. Peccato che questa grande dimestichezza non si accompagni ad altrettante cautela e prudenza. Sembra infatti, mancare consapevolezza piena dei rischi, con il risultato di una cronica sottostima di ragazzi e ragazze e come conseguenza ultima, una maggiore esposizione alle possibili minacce digitali. I rischi, come nel mondo analogico, derivano da categorie criminali che possono utilizzare gi strumenti digitali come mezzi di abuso, ma non sono da dimenticare anche i coetanei che possono scadere in comportamenti manipolatori, lesivi e bullizzanti.

Diciamolo subito: negare o vietare non serve, anzi scatena spesso una reazione opposta di trasgressione e maggior uso scatenato. Invece accompagnare nel mondo digitale è la strategia migliore: insegnare ad. “attraversare” internet come si fa per l’attraversamento stradale, facendo attenzione a chi si incontra sulla autostrada digitale, schivando i pericoli nei social, nelle chat e sulle piattaforme di gaming “senza accettare caramelle dagli sconosciuti” e “senza dare troppa confidenza agli sconosciuti”. Ecco proprio quest’ultima buona regola, nel mondo digitale è cruciale.

I giovani, infatti, sono spesso vittima di “oversharing” un termine inglese (sovraesposizone) che si verifica quando qualcuno condivide troppo su di sé e della propria vita privata su piattaforme online (social, chat, piattaforme di gaming, siti web, forum ecc). La sovraesposizione digitale è figlia del desiderio di popolarità, di relazione sociale, di estensione delle proprie amicizie, ma purtroppo non tutti dall’altro lato del dispositivo sono amici e i dati condivisi possono essere usati contro la singola persona in modi e modalità decisamente impensabili. Naturalmente esiste il rischio di dipendenza e il comportamento ossessivo che possono accompagnare un uso sconsiderato della condivisione on line.  Non mancano anche rischi di elaborazione fraudolenta di immagini, audio e video mediante uso di sistemi di AI che possono generare contenuti falsi ma altamente verosimili, i cosiddetti Deepfake. I Deepfake sono doppiamente pericolosi per il carattere di falsificazione e perché quando raffigurano comportamenti estremi (a sfondo sessuale, violento, o contrario alle normative) causano un ulteriore danno di immagine alla vittima e la gogna mediatica on line.

Ad aggiungere danno al danno, a volte ci sono anche i genitori che condividono foto e immagini dei propri figli in modo eccessivo e talvolta lucrativo causando per loro anche rischi di sicurezza. Questa dinamica si chiama “sharenting” ed è anche oggetto di proposta di legge per regolamentare il diritto all’immagine dei minorenni.

In proposito è il Garante italiano a suggerire alcuni accorgimenti utili:

  • rendere irriconoscibile il viso del minore o coprire i volti con una “faccina” emoticon;
  • non condividere minuziosamente abitudini quotidiane e informazioni personali dei propri figli/e;
  • limitare le impostazioni di visibilità delle immagini sui social network solo alle persone che si conoscono o che sono affidabili e non condividono senza consenso nel caso di invio su programma di messagistica istantanea;
  • evitare la creazione di un account social dedicato al minore;
  • controllare che baby-sitter e maestre di scuola si attengano alle stesse regole che usate voi;
  • leggere e comprendere le informative sulla privacy dei social network su cui carichiamo fotografie, video, etc.
  • se i figli sono più grandi chiedere sempre il consenso ai propri figli/e, creando così un’occasione di comunicazione, relazione ed educazione digitale.

Cosa fare invece per riportare l’ossessione a livelli di controllo nei casi di oversharing? Come prima cosa: riconoscere il problema contando materialmente le volte al giorno in cui si condivide e confrontarsi in famiglia o con amici per riportare questi numeri ad un valore più consono, intervenendo anche sulla qualità dei contenuti condivisi. Valutare anche se la condivisione è in relazione alle proprie emozioni e se nei casi di picco di euforia/tristezza eccessiva, o rabbia ci si ritrova a sfogarlo on line per intervenire facendo passare un po’ tempo tanto da “raffreddare” le sensazioni e tornare più obiettivi. In generale provare a capire cosa spinga alla condivisione sfrenata e lavorare su queste cause.

Via libera quindi alla vita sociale anche in formato digitale, ma riequilibrare tempi e modi di fruizione e soprattutto quantità e qualità dei dati condivisi, senza eccedere sforando la privacy e mostrarlo praticamente ai propri figli perché possano fare come voi.

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