Mindfulness per il tecnostress: strategie di benessere nel settore della Cybersecurity
di Paloma Donadi
Pochi giorni fa ci siamo concesse un’ora e mezza per qualcosa di inusuale, ma profondamente necessario: prenderci cura di noi stesse. In un mondo come quello della cybersecurity, dove l’iperconnessione è la norma e l’attenzione è costantemente sollecitata da alert ed emergenze, scadenze e responsabilità crescenti, fermarsi può sembrare un lusso. Eppure, è proprio nella pausa consapevole che ritroviamo lucidità, energia e presenza.
Il workshop “Mindfulness per il tecnostress” ha offerto alle cyberladies un primo assaggio di un approccio tanto semplice quanto potente. Insieme abbiamo esplorato i meccanismi dello stress digitale e gli effetti del multitasking sulla nostra concentrazione. Abbiamo parlato di come il tecnostress (ovvero lo stress indotto dall’uso delle tecnologie, che può manifestarsi con ansia, insonnia o mal di testa) non sia solo un fastidio ma un costo reale: in Europa, stress e burnout causano il 50–60 % delle giornate lavorative perse, e il tecnostress genera miliardi in perdita di produttività e spese sanitarie.
Nel settore della cybersecurity, questa pressione si intensifica. Secondo il Rapporto Clusit, il numero di attacchi si moltiplica di anno in anno, inclusi quelli ad alto impatto. Molte realtà hanno dovuto rivedere con urgenza le loro strategie, aumentando il carico di lavoro su pochi professionisti. Il ruolo del CISO è spesso associato a livelli di stress tali da spingere alcuni ad abbandonare il ruolo, anche a causa dell’elevato numero di ore settimanali lavorate, non previste da contratto (sondaggio BlackFog 2024).
Lo studio “A Survey-Based Quantitative Analysis of Stress Factors and Their Impacts Among Cybersecurity Professionals” (Arora, Hastings, 2024) su 50 professionisti cybersecurity ha rilevato che il 44% soffre di stress o burnout severi, e il 66% percepisce il proprio lavoro come più stressante rispetto alle altre professioni IT. La ricerca di ISACA “State of Privacy 2025 survey report”, che include oltre 1.600 professionisti in tutto il mondo, evidenzia che il 63% degli impiegati alla data protection afferma di essere più stressato nel lavoro rispetto a 5 anni fa, e il 34% significativamente più stressato.
Di fronte a questo, abbiamo scelto di sperimentare insieme alcune semplici pratiche:
- Respirazione consapevole per il reset mentale (3 minuti), per fermare il flusso continuo dei pensieri;
- Micro pause “mindful” da un minuto, praticabili ovunque (in una riunione, fra le email e l’altra, alla fine di un compito);
- Bodyscan guidato, per sciogliere tensioni corporee ed emotive.
Il mix tra teoria, esercizi e confronto ci ha permesso di toccare con mano come pochi minuti di presenza possano restituire calma, concentrazione e benessere. In particolare, abbiamo visto che la mindfulness non è estranea alla cybersecurity: è un’alleata strategica per restare lucide sotto pressione e pronte a intervenire con efficacia, anche in situazioni di emergenza.
Abbiamo esplorato come la pressione costante, la sovrapposizione vita-lavoro, e il bisogno di performance elevata – spesso senza pause – generano fatica cognitiva e rischio di burnout. Eppure, bastano pochi micro-interventi consapevoli per:
- Ricollegarsi al corpo e al respiro;
- Riconoscere le emozioni nel “qui e ora”;
- Ricreare confini tra intensità lavorativa e momenti di ricarica.
Grazie all’ascolto e alla voglia di mettersi in gioco, il workshop ha dimostrato come un cambiamento sia possibile. Abbiamo creato un piccolo spazio condiviso, dove imparare a “staccare per ricaricarci”, senza uscire dal flusso operativo. Abbiamo capito come il benessere si costruisca anche grazie a piccole pause nel quotidiano, durante le quali ci prendiamo cura di noi, con gentilezza e senza giudizio.
Ringrazio le cyber ladies che hanno partecipato per aver trascorso questo tempo insieme. Continuate a sperimentare, anche da sole: brevi pause di mindfulness possono diventare un’abitudine preziosa nel vostro lavoro quotidiano e nella vita.
Nel mio futuro di psicologa del lavoro desidero dedicarmi in modo specifico alle/ai professioniste/i del mondo IT e della cybersecurity, supportandoli con pratiche di benessere che includono anche la mindfulness (ma non solo). Quindi, ci rivedremo presto con altri momenti rigeneranti.
Nel frattempo… buona pratica!
“Non puoi fermare le onde,
ma puoi imparare
a padroneggiare il surf.”
Jon Kabat-Zinn
BIOGRAFIA:
Paloma Donadi è consulente e formatrice in ambito di comunicazione e sicurezza digitale.
Si impegna nel promuovere la cultura digitale in privati, professionisti e aziende, per un uso consapevole e sicuro del web.
Come mindfulness trainer certificata propone corsi e percorsi di consapevolezza a privati e aziende per ritrovare l’equilibrio vita-lavoro e il benessere lavorativo.
Per il futuro sogna di mettere la psicologia a servizio della cybersecurity, per supportare le preziose figure che operano in questo settore.